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Gli USA liberano la flotta della PB Tankers

Le attività delle petroliere PB Tankers, storico armatore italiano, sono state bloccate dalle sanzioni americane per tramite della Specially Designated Nationals List dell’Ofac (Office of Foreign Assets Control) perché accusata di aiutare il Venezuela di Nicolas Maduro, ed ha dovuto ricorrere al concordato preventivo per uscire dalla black lista dei soggetti sanzionati dagli Usa. Lo sblocco delle attività è stato raggiunto grazie alla collaborazione dell’armatore e del Governo italiano ed ha superato la paralisi delle sue attività bloccate per novanta giorni.

La PB Tankers, società della famiglia siciliana Barbaro, con oltre cent’anni di attività nei trasporti petroliferi via mare, è rimasta vittima delle sanzioni secondarie (o extraterritoriali), che colpiscono velocemente anche sulla base di semplici sospetti. Per quasi tre mesi PB Tankers è stata inserita in una blacklist che conta pochi soggetti italiani, tra cui la camorra e la ’ndrangheta. L’OFAC è l’agenzia governativa che applica le sanzioni Usa. Chi viene colpito diventa un reietto: eventuali beni negli Stati Uniti vengono sequestrati; operare in dollari diventa impossibile; banche e altri intermediari, per evitare ritorsioni da parte di Washington, bloccano l’operatività.
«La funzione dell’OFAC è dare avvertimenti amichevoli – rassicura John E. Smith, che ha presieduto l’agenzia fino ad aprile dell’anno scorso – Oltre il 95% delle apparenti violazioni finiscono con l’archiviazione, senza sanzioni né ulteriori indagini. Le società che operano sul mercato globale devono capire che se fanno affari con certi Paesi corrono gravi rischi. In questo momento consiglio in particolare di evitare errori con l’Iran, perché le sanzioni Usa saranno comminate con grande determinazione».

L’OFAC è diventato uno vigilante senza frontiere, e controlla chi non condivide le regole degli Usa. In L’Europa non ha applicato sanzioni contro l’Iran, ma nessun paese europeo tocca il petrolio dell’Iran, per evitare problemi con gli USA.

Negli ultimi giorni la lista si è arricchita con molte navi: la petroliera Grace 1, è stata accusata di aver violato le sanzioni europee contro la Siria, ma anche perché trasportava greggio iraniano. La White Moon, respinta dall’Eni perché il suo carico – acquistato dalla nigeriana Oando – non rispettava le caratteristiche qualitative del greggio iracheno Basrah Light che trasportava. La Suezmax – rimasta di fronte alla raffineria di Milazzo (Eni-Kpc) per tre settimane, con enormi costi di demurrage, probabilmente aveva a bordo anche petrolio di origine iraniana.

Alcune società che controllano con satelliti le operazioni navali delle petroliere sono sicure che la White Moon abbia ricevuto il carico dalla New Prosperity con un’operazione chiamata ship-to-ship. «Lo ship-to-ship è la manovra più usata da Teheran per aggirare le sanzioni», spiega il ceo di una di queste società. Il ministro del Petrolio iracheno Thamer Ghadhban respinge ogni sospetto e cataloga queste notizie come Fake news.

Il problema con la PB Tankers è sorto a causa della Silver Point, che in effetti trasportava prodotti raffinati tra Venezuela e Cuba. La stessa però, da oltre tre anni era stata noleggiata alla società statale cubana Cubametals che ora è entrata nella blacklist degli Usa, mentre la PB Tankers ne è uscita. La positiva soluzione al problema è arrivata solo dopo che Washington aveva bloccato le operazioni della società italiana e di tutta la sua flotta, sei navi, creando non pochi problemi economici-finanziari all’intera azienda.

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